Quando arriverà il picco?

Fare una previsione non è affatto semplice e certa, quello che invece risulta ormai certo è che siamo alle prese con un aumento dei casi su (quasi) tutto il territorio nazionale. In ordine di contagi troviamo per prima la Lombardia, seguita dell’Emilia Romana e dal Veneto.

Stiamo raggiungendo il picco dell’epidemia? È possibile prevedere quando sarà?

I modelli matematici ci sono e anche alcune previsioni: chi fa un parallelo con la Cina, chi lo fa con altre epidemie, il problema è che ogni epidemia e territorio sono diversi gli uni dagli altri. In Cina infatti, il numero degli infettati si è raddoppiato ogni 5 giorni, mentre in Lombardia il contagio è avvenuto ogni 2-3 giorni. Sulla base della rapidità dei contagi dei prossimi giorni si potrà calcolare cosa accadrà nel giro delle prossime settimane.

Quali sono le variabili che entrano nel calcolo dell’arrivo di un picco?

Il picco si calcola sulla base del valore di R con zero, che è il “tasso di contagiosità” che per questo virus abbiamo visto sta tra 2,5 e 3. Questo vuol dire che mediamente ogni persona ne infetta da 2 a 3, in questo modo si possono fare delle previsioni con modelli matematici più o meno dettagliati su come andrà la curva epidemica con questo tasso di contagio. Questo valore in parte dipende dalle caratteristiche biologiche del virus, ma non solo: conta anche il livello di densità della popolazione, cioè quante persone si incontrano, per quanto tempo, quanto a lungo.

L’obiettivo qual è?
Abbassare verticalmente il picco, quindi ridurre il numero totale dei casi, ma anche cambiare la data di arrivo e spostarlo più in là: un obiettivo importante per il sistema sanitario, visto che la criticità aumenta quando non si riesce a far fronte a tanti casi gravi contemporaneamente.

L’isolamento forzato ha dunque lo scopo di abbassare il tasso di contagiosità, il distanziamento sociale fa in modo che si riduca il picco in altezza, cioè la diffusione del contagio. Altrettanto importante è però spostare il picco più in là nel tempo, in modo che si dia tempo al sistema sanitario di reagire, di avere posti liberi perché le persone sono nel frattempo guarite.

La presunta data di picco dipende anche dal rispetto delle misure di restrizione?
Quello che sappiamo per certo è che più ci atteniamo alle indicazioni che ci ha dato il governo, più contribuiamo a ridurre il numero dei casi, l’affollamento delle rianimazioni, avremmo meno morti e forse una coda un po’ più lunga dell’epidemia, ma questo non ci preoccupa più di tanto, perché l’importante è non avere i picchi tutti insieme perché sennò mettiamo in discussione la possibilità di salvare le persone.

Questo è un momento cruciale perché il contenimento del virus dipende dal nostro comportamento, se le persone continuano a vedersi nonostante i divieti saranno responsabili di un aumento notevole del numero dei casi e purtroppo anche dei morti: c’è veramente una responsabilità sociale fortissima.
Come andranno le cose, dipenderà dunque in gran parte da noi.

 
  • 13 Marzo 2020

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