Capricci: il segreto è l’empatia.

Può capitare che durante una festa di compleanno o al parco giochi, il nostro bambino faccia i capricci. Molto spesso se ci troviamo anche con altre persone, ci sentiamo in imbarazzo e cerchiamo di ignorarlo, ma è sempre corretto agire così? Il pianto quasi sempre è una richiesta di attenzione verso i genitori. Soprattutto se il volume è alto, l’efficacia del pianto è sicura perché il genitore non può fare a meno di ascoltare.

Gestire i capricci e le urla di un bambino è una delle cose più difficili dell’essere genitori. Spesso si perde la pazienza oppure ci si fa prendere dal panico e dall’ansia che il nostro bambino abbia qualcosa che non va.

Prima di tutto bisogna trovare il contatto con il bambino, cercando di capire perché urla e piange o perché disubbidisce. Dunque prima di agire immedesimatevi nei suoi pensieri e nelle sue paure. La parola d’ordine è tenere il bambino nella mente”, cioè provare empatia da quando è neonato fino all’adolescenza. Il bambino, sentendosi compreso e capito, impara così a riconoscere le proprie emozioni e piano piano, crescendo, riesce a gestirle. Davanti a un capriccio, quindi, il genitore non deve mai perdere la calma, deve tenere presente che pianti e capricci fanno parte della normale fase evolutiva del bambino.

Uno dei nostri bisogni fondamentali è essere compresi, soprattutto da piccoli. Inoltre i bambini, fin da neonati, sono spugne: assorbono parole e atteggiamenti dei genitori. Se questi, durante una situazione di crisi del bambino, si fanno sopraffare da rabbia, delusione e nervosismo, trasmetteranno al bambino insicurezza e provocheranno inevitabilmente comportamenti ancora più “problematici”.

 
  • 11 Marzo 2019

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