L’arte della pazienza

Quanta pazienza! E’ un’espressione tipica dei genitori che i bambini sentono ripetere spesso quando, secondo i grandi, non li hanno ascoltati o fanno capricci o hanno combinato una marachella. Ma ci siamo mai chiesti se anche i bambini portano pazienza? La risposta è si e soprattutto, in base a ciò che sostengono alcuni ricercatori dell’Università del Minnesota, sono proprio i ragazzi del nuovo Millennio che hanno imparato l’arte del pazientare: sono spesso bimbi svegli che parlano fin da piccoli una lingua straniera, o che sanno destreggiarsi con alcuni strumenti tecnologici, o che mangiano cibi che un tempo erano considerati “solo per adulti”. In particolare, secondo uno dei più famosi esperimenti della psicologia comportamentale, i bambini sanno attendere se secondo loro ne vale veramente la pena e addirittura sanno rinviare la propria soddisfazione, nel momento in cui si rendono conto che ne conviene. Il nome dell’esperimento è Marshmellow Test, ideato da Walter Mischel: si tratta di un test semplicissimo che consiste nel presentare al bambino un dolcetto e spiegargli che può decidere se mangiarlo tutto subito o pazientare qualche minuto, per riceverne così il doppio della quantità. Di conseguenza, chi riesce ad attendere dimostra migliori capacità di controllo e determinazione. Il dato interessante è che si è assistito ad un aumento considerevole di tali capacità dagli anni Settanta agli anni Ottanta, fino al Duemila; tale risultato viene subito associato all’educazione impartita dai genitori, che trasmettono ai figli l’idea che bisogna imparare ad aspettare per ricevere un merito. All’educazione si aggiungono un maggior livello di istruzione e la diffusione delle tecnologie, che aiutano a far sviluppare il ragionamento astratto, e quindi a “trattenersi” di più di fronte a bisogni fisici immediati. Ovviamente, però, ci sono anche pareri contrastanti che fanno affiorare il dubbio circa l’utilizzo concreto di tale qualità: ovvero, è fondamentale che l’arte di saper attendere venga utilizzata per affrontare le sfide del mondo reale, e non di quello virtuale, che può a lungo andare a compromettere la crescita. Quindi sì trasmettere al bambino l’importanza di pazientare per raggiungere i suoi scopi, per resistere alle tensioni e gratificare i suoi sforzi, ma nel mondo concreto di crescita ed evoluzione.

 
  • 10 luglio 2018

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