La verità fin da piccoli.

Prima o poi a tutti noi genitori capita di dover rispondere a domande difficili che ci pongono i nostri bambini: “cos’è la guerra? e il razzismo? perchè c’è gente che muore di fame? come nascono i bambini?”
Viene spontaneo pensare: “Sono troppo piccoli: a questa età i bimbi vanno tenuti sotto a una campana di vetro. Non è d’accordo Carlo Tomasetto, professore di Psicologia dello Sviluppo presso il dipartimento di Psicologia all’Università di Bologna. Per lui, i genitori devono rispondere a tutte le domande in maniera veritiera e senza timori, forti del fatto che il modo di comunicare di una mamma e di un papà è sempre corretto: nessuno meglio di loro, infatti, conosce e rispetta la sensibilità dei figli.

L’atteggiamento giusto è rispondere con parole semplici, tenendo conto dell’età del bambino che abbiamo davanti, senza inventarci nulla, ma cercando di rielaborare un concetto che può sembrare astratto, in casi concreti.
Quello che non si conosce spesso spaventa: ad esempio compagni di classe di etnie diverse, in questo caso proponiamo al bambino di incontrarci fuori da scuola per conoscerlo meglio e magari scopriremo interessi in comune.

Quando il bambino fa una domanda scomoda è sempre controproducente negare o fingere. Per esempio se chiede: “Perché sei triste mamma?”, rispondere che siamo solo un po’ stanche, mentre abbiamo appena saputo che nostro papà non sta bene e siamo in apprensione per la sua salute, genera ansia rispetto a qualcosa di misterioso di cui pare solo lui (o lei) avverta la minaccia. Inoltre noi genitori, sottoposti allo sforzo di non far trapelare nulla, siamo più a rischio di sbottare o perdere il controllo.
Aiutiamo i nostri figli a conoscere la vera natura delle cose, fare domande è legittimo e rispondere diventa motivo di crescita interiore.

 
  • 10 Dic 2018

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