Allergia al gatto nei più piccoli. Cosa fare e come comportarsi.

Capita spesso quando siamo in giro con i nostri bambini, al parco giochi o all’aperto, di incrociare gatti sia domestici che selvatici, in giro da soli. Attenzione però ad avvicinarsi, in quanto il gatto, specie se non vaccinato può essere portatore di infezioni e i nostri bambini potrebbero esserne allergici, senza saperlo.
L’animale che più di tutti scatena reazioni allergiche è proprio il gatto: da studi americani risulta infatti che su 10 soggetti allergici, 3 sono sensibilizzati nei confronti degli animali con pelo. A seguire il cane, il cavallo, il coniglio e altri animali come furetti e criceti.

Cosa fare, allora, in caso di allergia al gatto o simili?
In caso di allergia al gatto, la più comune delle manifestazioni è quella di una classica oculo-rinite: starnuti, ostruzione nasale, occhi arrossati, lacrimazione. Ci sono bambini che possono avere risposte più severe, con un coinvolgimento delle vie respiratorie più basse e lo sviluppo di sintomi tipici dell’asma: tosse secca, sibilo, affanno. In genere, la sintomatologia è scatenata da un contatto diretto, come accade, per esempio, quando il piccolo prende in braccio l’animale e lo accarezza. Nei soggetti più sensibili basta che il bambino entri in un ambiente in cui in precedenza c’è stato un amico a quattro zampe o incontri persone che convivono con questi ed ecco che può avere una reazione allergica, anche intensa.

La conferma diagnostica si ha solo in seguito alla lettura di test allergologici e di un’accurata visita in cui si raccolgono informazioni sui sintomi. Attraverso i prick test o un prelievo del sangue è possibile osservare la reazione della cute nei confronti di estratti purificati di allergene dell’animale. Se l’allergia è confermata, deve essere impostata una terapia farmacologica antiallergica, con antistaminici, spray nasali, colliri. Occorre per forza lasciare l’amico peloso? Diciamo che la misura più efficace sarebbe, in effetti, l’allontamento della causa che scatena l’allergia. Si tratta, però, anche della soluzione più dolorosa: il legame affettivo stabilito con l’animale con cui si convive di solito è molto forte e l’idea di un distacco può provocare una profonda sofferenza. Questo induce molti genitori a cercare strade alternative, che possano portare a una soluzione di compromesso.

Un primo accorgimento è quello di lavare spesso il nostro amico a quattro zampe, afferma la specialista.
Un’altra strategia è quella di tenere il più possibile separati il piccolo e il suo amico: quest’ultimo, soprattutto, non deve mai avere accesso alla cameretta del bimbo. Infine, è indispensabile osservare la massima igiene dell’ambiente e delle persone; purificare l’aria con depuratori dotati di filtri ad alta efficienza; lavare le mani dopo aver toccato l’animale; cambiare i vestiti quando si rientra dopo la passeggiata con lui. Sono tutte misure che possono risultare più o meno efficaci, in base alla costanza con cui si adottano e al grado di sensibilizzazione agli allergeni.

 
  • 5 novembre 2018

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